Tanti anni fa, a Chernobyl

Non è facile lasciare segni facendo il giornalista, qualche impronta di sé. In tutta umiltà credo che a me sia successo, se a distanza di anni si ricordano, e addirittura mi premiano, per l’impresa forse più folle, più infida e più importante di tutte. Entrare a Chernobyl subito dopo il disastro. Poi ci sono tornato altre due volte ma la più incosciente è stata la prima, senza protezioni (come se ne esistessero), entrando nella centrale e mangiando addirittura i frutti della campagna contaminata. Sentendomi un sopravvissuto davanti alla morte della Terra, diviso dal sarcofago da un tramezzo, spinto solo dalla curiosità come capita ai veri cronisti. Domani sarò a Novoli, nel Salento del desiderio, per il premio intitolato a Nabokov, un grande scrittore (guardo caso) russo intervistato dal mio editore, e soprattutto amico Andrea Giannasi che mi accompagna in questa seconda stagione della vita. Accanto avrò Flavia Piccinna, una giovane ed eccellente collega che ha già scoperto l’entusiasmo dell’inchiesta. Giuro, non sarò radioattivo. 😄

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...