“Dopo aver letto il libro di Pino Scaccia e Anna Raviglione ho avuto subito la netta sensazione di un connubio di due autori senza dubbio vincente. Si distinguono chiaramente due prose dalle caratteristiche ben distinte, da un lato quella del cronista e dall’altro quella della professoressa di lettere. Entrambe si fondono però molto bene bilanciandosi a vicenda.
Pino Scaccia descrive Hitler con pennellate decise e sicure, partendo dalle fonti, che ha certamente preparato con il rigore che tutti gli riconoscono, arrivando immediatamente a cogliere i tratti somatici ed interiori del fuhrer, senza perdersi in inutili quanto effimere sfumature, fronzoli che avrebbero potuto distogliere un lettore un po’ distratto dall’essenziale. Il suo compito è stato arduo, dovendo approfondire del suo personaggio problemi di cuore e non solo, ma assolto con la sua nota maestria.
Anna Raviglione punta la sua telecamera su Mussolini con tipico occhio femminile, abituato ad incuriosirsi quando si parla di amori, desideroso di approfondire i recessi più nascosti del duce, forse ignoti ai più e per questo ancora più intriganti e sicuramente affascinanti, curando di dare al lettore, riuscendoci egregiamente, il massimo della piacevolezza non solo della lettura ma anche della scoperta.
Se dovessi paragonare i due autori a figure del mondo medico, affiancherei il reporter al chirurgo e la professoressa di lettere all’internista. Preciso, essenziale, empirico il primo, ugualmente preciso ma più propenso ad analizzare non solo il mondo fisico ma anche quello psico-affettivo il secondo.
In attesa del loro prossimo libro complimenti ai due autori !” [Dario Verani]
Guardando negli occhi la Storia

Vi è mai capitato di parlare con la Storia? Di guardarla negli occhi, abbracciarla, baciarla? Di cantare insieme “Bella ciao”? Nel mio infinito percorso con la memoria mi è capitato di stringere la mano a un valoroso alpino (Viareggio), a uno degli ultimi cappellani militari (Torino) ma l’emozione che ho provato ieri davanti a Jole Mancini è stata soffocante. Staffetta partigiana, poi torturata in via Tasso dal macellaio Priebke, compagna di Calamandrei e degli eroi di via Rasella. “Ma non ho parlato”. I nazisti volevano sapere dov’era scappato il marito, sfuggito alla rappresaglia, ha preso molte bastonate ma lei “non ha parlato”, è il suo orgoglio dopo tanti anni e lo ripete come un intercalare, è la sua ragione di vita. Nata nel febbraio del 1920 adesso ha dunque 99 anni e mezzo. E non ha intenzione di mollare: mi ha invitato per i 100. Lucidissima, spirito guerriero, ironica. Stavamo sul palco del teatro e ribatteva colpo su colpo, con tenerezza ma anche con piglio, la voce appena sofferente. Ha raccontato la sua storia e io facevo fatica a capirla ma la continuavo ad accarezzare. Mia madre era nata esattamente un anno prima di lei e mi sembrava, attraverso la sua voce, di riascoltarla. Le ho raccontato del mio incontro a distanza con Priebke ed è stato l’unico momento in cui un’ombra le ha attraversato gli occhi. E’ stata un’emozione travolgente che non riesco neppure a raccontare. Io sono figlio dell’immediato dopoguerra e non posso dimenticare che se sono nato libero lo devo a questa donna coraggiosa e a tanti altri eroi. Alla fine abbiamo cantato tutti insieme “Bella ciao” a voce altissima, la sala in piedi, gli occhi lucidi ma con grinta.
Due giorni con l’Anpi mi hanno dato nuovi stimoli. L’aver presentato “Dittatori” a ridosso del 25 aprile ha rappresentato un grande traguardo che Anna Raviglione merita di condividere come ha condiviso la passione per la memoria. Un successo che è anche di Andrea Giannasi, la sua passione per la storia è stata determinante e merita altrettanti applausi. E’ stato esaltante soprattutto lo spirito in cui sono stato accolto e ci siamo sentiti fratelli. Perchè in comune abbiamo la speranza. Non solo pubblicamente ma anche in pizzeria, come amici. Guardate l’entusiasmo di Ottavia Piccolo, un’attrice piena di talento che combatte la battaglia per la libertà da cittadina, orgogliosa del suo fazzoletto. Non so cosa succederà ma ho visto molti sorrisi. Loro sono brutti, molto brutti nella loro cattiveria. E noi invece siamo belli e continuiamo a sorridere. (Osimo, 28 maggio 2019)
