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Tutte le donne del presidente

Gli amori, le passioni, i segreti, le perversioni delle donne che hanno legato la loro storia a quella di John Fitzgerald Kennedy: il presidente della nuova frontiera eliminato da un complotto della Cia guidato dai petrolieri texani agli ordini di Johnson. Marylin Monroe, Jackie Onassis, Maria Callas, affascinanti e desiderate, invidiate ed emulate, sono le donne messe a nudo nella tragica ricostruzione di vite turbate, malate, impaurite, abbandonate. Come lo scienziato Albert Einstein, sogno segreto di Marilyn, che non solo fu una donna in anticipo con i tempi, ma amava profondamente la cultura e la poesia, prediligendo Joyce, Camus e Dostoevskij. Oppure scoprire che fu Ted Kennedy probabilmente il vero grande amore di Jackie. E Maria Callas innamorata di Pier Paolo Pasolini con un amore che andò oltre gli stereotipi, morta di crepacuore per il tradimento di Onassis. Infine un cameo: le pagine sconvolgenti su Lady D. Dall’uomo alla guida della Uno Bianca che speronò l’auto di Dody e Diana a Parigi fino alla terribile frase di Grace Kelly: «Andando avanti sarà peggio!».

All’Aquila dieci anni dopo

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I miei amici aquilani lo sanno tutti: ero appena sceso dall’aereo proveniente dal paradiso brasiliano quando mi sono ritrovato nell’inferno del terremoto. Primi collegamenti dall’ospedale e un mese abbondante tra le tende. Da allora sono passati esattamente dieci anni che sembrano un’eternità ma che rispetto alle grandi tragedie invece non sono niente. Fra tre giorni torno all’Aquila. Non è certo la prima volta, sono già venuto per “Volta la carta”, definita dagli organizzatori la “tre giorni per la ricostruzione dello spirito” ma presumo che al convegno di venerdì al Palazzetto dei Nobili si parlerà di cose più pragmatiche. Sono tornato più volte nella caserma degli Alpini per quella strana connessione che mi unisce al centro abruzzese anche per l’esperienza in Afghanistan.
C’è in realtà qualcosa di molto forte che mi unisce all’Aquila. Non so, forse il terremoto è solo un pretesto perché ne ho seguiti molti altri: da quello umbro-marchigiano lungo sei mesi a quelli all’estero, in Pakistan, in Iran, a San Francisco. Per non dire di Ancona dove vivevo e sono stato sfollato. Dunque i motivi sono altri ma non so spiegarmi il legame, probabilmente la condivisione del grande dolore, forse lo scoprirò in questo fine settimana – nonostante il torcicollo – felice anche di presentare “Dittatori”, il mio dodicesimo libro, la mattina di sabato davanti agli studenti che sono da sempre i miei interlocutori preferiti. Forse insieme riusciremo a parlare di un altro “terremoto” devastante che non riguarda le case, la città,  ma la storia, tutti noi, in quest’Italia bellissima, ma fragilissima. Sempre a rischio.  dsc_0004-6 

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Un progetto a quattro mani

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Prima ancora che dei “Dittatori”, questa è la storia di un reporter e di una professoressa. Di Pino Scaccia, inviato storico della Rai per il Tg1 e testimone dei più importanti avvenimenti degli ultimi trent’anni almeno, e di Anna Raviglione, che all’istituto tecnico commerciale “Eugenio Bona” di Biella insegna italiano e storia. E prima ancora che da un libro, questa storia comincia da una prefazione. Quel commento che Scaccia, ricevuta una bozza di ciò che è poi diventato “Soldato Salza Renato – L’eroismo e l’umiltà. La storia di un sopravvissuto alle campagne di Albania e di Russia”, ha inviato a un’autrice che si firmava in questo modo: Anna Raviglione.
Il seguito conta presentazioni pubbliche e scambi di sapere che hanno, a poco a poco, cementato una profonda intesa intellettuale, culminata in una proposta che è suonata così: «Saresti disposta a collaborare con me?». Una domanda alla quale, confessa l’insegnante biellese, era impossibile dire di no. E questo è stato: Anna Raviglione e Pino Scaccia, a poco più di un anno dal loro primo incontro nell’aprile del 2017, oggi firmano il primo libro scritto a quattro mani, “Dittatori”, di una probabile lunga collana per Tralerighe Libri, intitolata “Amori maledetti”, che uscirà nei prossimi giorni e sarà presentato a Biella il 19 gennaio, alle ore 17.30, alle libreria “Giovannacci”.

Ma chi sono i “Dittatori”? Si tratta di Adolf Hitler e di Benito Mussolini, figure tornate d’attualità per rimando nei nuovi scenari politici, che i due autori non propongono in versione “storica” ma sotto una dimensione tesa tra passioni e potere, con la loro umanità a fare da lente di ingrandimento.
«Pino da molti anni osservava un progetto che aveva nome “I tranelli della Storia” e aveva raccolto una mole di documenti sui personaggi più interessanti, un lavoro vastissimo per il quale aveva bisogno di una mano. Alla sua proposta, tanto ero e sono onorata, non ho potuto tirarmi indietro – ricorda Anna Raviglione – E i due personaggi con i quali abbiamo cominciato, per maggiore quantità di materiale, sono stati, per Pino, Hitler e, per me, Mussolini. Abbiamo lavorato un intero anno approfondendo i loro aspetti più inediti, contraddittori e inusuali, in particolare da un punto di vista privato e intimo».
Nessun intento di carattere politico e nessuno sconto: il reporter e la professoressa raccontano di due uomini fragilissimi ma spietati, potenti e crudeli con infinite maniacali debolezze. «Uniti dall’odio, dall’illusione della conquista universale, da una fine tragica e da due amori maledetti. Quella Eva Braun e la Claretta Petacci che, tra l’altro, erano unite, pur non essendosi mai conosciute, dallo stesso anno di nascita, dallo stesso mese, da una morte avvenuta a distanza di tre giorni soltanto».

Qualche anticipazione del lavoro di “scavo” emerso con “Dittatori”? Un Hitler dal sangue ebraico e forse origini berbere. E un Mussolini amante dei bambini, tenerissimo verso la sua Claretta. Che, è una delle ipotesi proposte dal libro, era forse una probabile spia degli inglesi: «Ma il suo era vero amore, emerge dai suoi infiniti diari», fa notare Raviglione. Tutto il resto è da leggere. E loro, gli autori, hanno già in mente un nuovo personaggio? «Ci sposteremo in America, nel mondo hollywoodiano e politico. Pino ha molto amato John Kennedy…». E anche in questo caso la loro ricerca porterà «oltre lo stereotipo, per offrire qualche verità in più».                                               Giovanna Boglietti